Franco e Simonetta

In Transardinia nessuno è dimagrito, il notevole impegno fisico è stato controbilanciato dalle grandi mangiate di porceddu, agnello, pecorino, ricotta, pasta, 2 primi + 2 secondi, dolci squisiti e chi più ne ha più ne metta, tutto innaffiato da vini intorno ai 13 gradi e bicchierini di mirto.

Giugno 2007. Simonetta e Franco Ardito (ITA)

Simonetta e Franco Ardito
Transardinia 2007 (Giugno)
MAGNIFICA TRANSARDINIA, UN SOGNO AD OCCHI APERTI! (ROBA GROSSA)

Appena rientrata a Torino, mi sembra che sia stato tutto un sogno, questa magnifica esperienza  vissuta pedalando in mezzo alle montagne lontani dal traffico cittadino.
Sono anche molto soddisfatta di avercela fatta, e mi congratulo con me stessa; una bellissima esperienza da ricordare ed uno stimolo a continuare così ad andare in bici, alla ricerca di belle emozioni. E' buffo ripensare all'inizio di questa avventura, all'arrivo nell'agriturismo "Le Macine" di Azzanì, quando abbiamo incontrato i nostri 3 compagni di viaggio tedeschi, con cui non sapevamo che cosa dire; ma è bastata la prima traversata Olbia/Mamone, sotto la pioggia, a creare lo spirito di solidarietà nel nostro gruppetto, 3 tedeschi e 3 italiani con Mauro e Danilo , tutti bagnati fradici.
Bello arrivare infreddoliti all'accogliente agriturismo di Pigozzi e trovare subito un bicchierino di acquavite e il camino acceso, dove abbiamo messo ad asciugare  le nostre scarpe da bici bagnate e puzzolenti; Pigozzi è stato poi votato all'unanimità per "the best breakfast" (per lo yogurth e la ricotta freschissimi che ci siamo divorati).

In Transardinia nessuno è dimagrito, perché il pur notevole impegno fisico è stato controbilanciato dalle grandi mangiate di porceddu, agnello, pecorino, ricotta, pasta, 2 primi + 2 secondi, dolci squisiti e chi più ne ha più ne metta, tutto innaffiato da vini intorno ai 13 gradi e bicchierini di mirto.
Tutto cibo divorato senza sensi di colpa perché meritato, mentre il nostro gruppetto, pure se eterogeneo, rompeva il ghiaccio diventando sempre più allegro e loquace col passare dei giorni e delle esperienze condivise.


2° tappa: Mamone/Oliena, "defatigante" secondo Mauro,  ma non è vero, non ci sono percorsi riposanti nella Transardinia, ogni giornata richiede un bell'impegno per arrivare alla fine della tappa, e a forza di "little up" e "little down" sembra che non si arrivi mai e quando ci si illude di essere quasi arrivati mancano sempre ancora 20 km. Se proprio devo trovare qualcosa da ridire sulla T., direi che al posto di fermarci nel paese di Oliena, avrei preferito rimanere fuori dal traffico, perché il bello di questa esperienza consiste proprio nello starsene per tutto il tempo in mezzo alla natura, lontano dalla civiltà. Ad ogni modo, in questa tappa si trova uno dei più divertenti single–track, (non per Wolfang che è caduto atterrando sui cardi e riempiendosi di spine come un puntaspilli); i tedeschi hanno così fatto conoscenza con la famosa macchia mediterranea. Altro elemento peculiare della vegetazione che si incontra durante la T.   sono i cardi giganti, che raggiungono anche i due mt. di altezza ed  hanno tronchi come i baobab.
3° tappa: Oliena/Orgosolo, meraviglioso Supramonte! Altro single track impegnativo (il più bello), con qualche caduta senza conseguenze e 4/5 forature, non si finiva più di cambiare camere d'aria. Però nessuno si incazzava, e questo è un altro aspetto bello della T., la fatica ed i contrattempi sono superati dalla bellezza dei paesaggi, perché sembra di stare nel paradiso terrestre, e dalla prospettiva di raggiungere un posto accogliente alla fine della tappa; anche in questa non restiamo delusi, si sta benissimo e si mangia a crepapelle. Durante la giornata siamo assistiti come sempre dal nostro secondo angelo custode Danilo, che all'ora di pranzo troviamo puntualissimo ad aspettarci con il fuoristrada Mitsubishi trasformato in chiosco bar da cui spuntano decine di panini e frutta a volontà.

4° tappa: Orgosolo/Desulo, il Gennargentu, con l'eroica salita al Broncu Spina, bici a spalla! Questa tappa e la precedente sono le più belle e spettacolari, ed è molto divertente  il sentiero in discesa dalla punta della montagna; non incontriamo mai anima viva, nessun turista né a piedi né in bici, solo pecore e mucche, si vive in una dimensione arcaica, dove non esistono i soliti problemi della vita "moderna", piuttosto ci si preoccupa per il tempo e ti viene spontaneo ringraziare gli dei se durante una salita dura il calore del sole viene smorzato da una provvidenziale nuvoletta o da un refolo di vento. Tra l'altro, a parte il primo giorno, il tempo è stato sempre bello e non troppo caldo.
Alla sera arriviamo da Mario Todde che fa ancora il pastore, il suo è un agriturismo più rustico anche se con tutti i comfort, ed il porceddu arrosto è il migliore di tutti ed anche la ricotta di capra, che sembra una crema. Mario verrà classificato oltre che per "the best dinner", anche  per "the best panino" (per il pranzo al sacco del giorno dopo). Dormiamo sempre come ghiri e la mattina ci alziamo un po' intronati, ma poi la colazione ci rimette in sesto. Più che colazioni sono dei pranzi abbondanti, ma nessuno si sogna di fare la dieta, perchè la roba è troppo buona e ci servono un sacco di energie.

5° tappa Desulo/Seui con visita al famoso Nuraghe Ruinas e una discesa "cinghial bike" cosiddetta a causa della gran quantità di arbusti spinosi; non ci ha entusiasmato molto in quanto già pieni di scorticature e graffi, a causa dei quali Doriano si è cosparso di mercurocromo, che a detta di Andrew lo fa assomigliare ad un "indian chicken" (pollo al tandoori). Seui è un paese tutto in salita, molto carino, dove riusciamo ad arrivare in tempo per farci una decina di birre (naturalmente marca Ichnusa) prima di cena, arrivando molto allegri al B&B di zia Lina, che ha una casa simpatica arredata con molti cuscini, centrini di pizzo, santini ninnoli e vecchie foto incorniciate. Anche lei è simpatica, ci racconta che ha 7 figli di cui uno con pizzeria a Torino di cui ci fornisce l'indirizzo – andremo di sicuro.

6° tappa Seui/Armungia, caratterizzata dai cardi più alti del mondo e guadi stile Indiana Jones. Ad Armungia arriviamo di nuovo in tempo per una dozzina di birre, sempre marca Ichnusa, poi una cena favolosa da mamma Lina (da non confondersi con zia Lina di Seui), che non è stata votata come the best per niente, ma per la cena e la colazione va quasi a pari merito con Pigozzi e Mario Todde; secondo me, se avessimo votato anche "the best cake" avrebbe vinto lei per le squisite torte e biscotti.

7° tappa Armungia/Cagliari, è un po' triste perché segna la fine della T. e si torna alla vita cittadina, catapultati nel traffico cagliaritano. Però arriviamo al mare dove con il boss Marcello e la guida Carmelo, che ci hanno raggiunto, raggiungiamo la quota di 14 birre Ichnusa scolate. Anche se malinconici siamo gasati per avercela fatta e ci facciamo molte congratulazioni, soprattutto  noi donne, Michaela ed io; solo altre 2 avevano già fatto la T. in precedenti edizioni, e questa è stata la prima con due donne insieme e molto toste per giunta.
Grazie a tutti gli amici  dell'Ichnusa Bike che hanno contribuito alla realizzazione di questo stupendo percorso, e ai nostri compagni di viaggio Doriano, Andrew, Michaela e Wolfang, per questa Transardinia indimenticabile.
Simonetta e Franco
Torino, 13 giugno 2007