Nicola de Noia

Non perdetevi una volta nella vita la TRANSARDINIA.

Novembre 2005. Nicola De Noia (ITA)

Fiab Ruotalibera Roma – 51 anni
(Transardinia 2005 – 26 ott >04 nov 2005)

Più di 10.000 metri di dislivello in sette giorni sugli sterrati e single track della Sardegna per dire no alla bitumatura delle strade e dei sentieri di montagna di questa splendida Isola.
Per dimostrare, anche sulla scia di altre esperienze italiane ed estere, come ad esempio la Corsica, che l’ecoturismo, può generare reddito e salvare dallo spopolamento i piccoli villaggi delle aree interne.

Con la testa ancora immersa in due estenuanti trattative di lavoro, decido di entrare anche io in questa avventura, arrivata sotto forma di e–mail sul mio PC a Roma.
TRANSARDINIA, questo il nome di questa avventurosa cicloesperienza alla quale mi accingo a partecipare. Una splendida iniziativa organizzata da Giorgio Pupillo, da IchnusaBike e da Città Ciclabile (e sostenuta da varie altre realtà), l’associazione di Cagliari, aderente alla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB), presieduta da Andrea Olla, che ho conosciuto sui pedali al Cicloraduno 1999 di Cagliari e dell’Iglesiente.
È venerdì 28 ottobre, ore 20.00, spengo il PC e corro a prendere un treno per Civitavecchia.
Alle 23.00, con tutta comodità, parte un lussuoso traghetto Tirrenia che l’indomani mattina mi farà sbarcare ad Olbia giusto in tempo per unirmi al resto del gruppo. È difficile dormire con 4000 W di opulente luci appiccicate al soffitto dei saloni della nuova nave, ma ormai è già mattina.
Sbarco e mi attendono subito i 73 km. di sterrati micidiali che da Olbia mi porteranno sino a Mamone.
Non so dove si trovi Mamone: l’unica certezza e che si trova solamente più a sud.
Ci aspettano in totale 450 km. di selvaggia Sardegna in bici, lontani da strade, negozi, folla e tecnologia.  
Per sette giorni di fila,siamo in cinque, io, alieno romano e quattro sardi, vere capre con due gambe che mi accolgono abbastanza delusi per il fatto che probabilmente si aspettavano un trentenne palestrato di San Lorenzo e non questo strano ciclista con capelli grigi e 12 kg. di bagaglio (inutile?) nelle borse attaccate alla bici.
Loro, che sanno quel che ci aspetta davvero, hanno un micro zainetto con un paio di mutande (!), due magliette tecniche da bici, due calzoncini, un dentifricio e una spazzola per pettinarsi, casomai si incontrasse una bella ragazza.Poi, tre giorni di tappe difficili nelle quali, caracolliamo su mulattiere, sterrati, pietraie di calcare, poi mangiamo (benissimo) e dormiamo in aziende agrituristiche con proprietari dallo strano nome (Pigotzi).
Ad un certo punto vedo alcuni cartelli stradali evocativi dei servizi sul banditismo sardo apparsi negli anni passati sui TG italiani e mi tornano in mente questi nomi: Oliena, Orgosolo e Mamoiada.
Banditi, rapitori di Fabrizio de André, ladri di bestiame, uomini durissimi del Supramonte impenetrabile.
Ma non tutto è quello che sembra, anzi le persone che incontro sono cordiali e ben disposte verso chi come noi arriva in bici. Credo che in parte comprendano la nostra fatica mentre per il resto ci vedano come pazzi.
I Mamuthones di Mamoiada mi aspettano: Eya, ciao ragazzi, ayo’, ci vediamo stasera in agriturismo.
Inauguro così la cosiddetta Variante Romana della TRANSARDINIA, fatta di fughe strategiche nei paesi, alla scoperta della storia affascinante e misteriosa di questa Isola, nel suo cuore più interno, dove ancora sopravvivono tradizioni vere che nulla hanno a che fare con le sagre vendute ai turisti costieri della stagione estiva.
Qui quasi tutti usano coltelli con il manico di corno con la lama larga, per scuoiare, o più appuntiti, per filettare la carne. Occhio alle battute e agli sguardi profondi e languidi nei confronti delle bariste!!
Tra carni di cavallo all’aglio, porcetti, culurjonis, seadas, innaffiati dal vino cannonau (ottimo il Nepente di Oliena) e dal superalcolico Filu ‘e ferru, passano durissimi ma veloci questi giorni in bici con i miei nuovi compagni.
Giorgio, un uomo – un GPS, vero conoscitore del territorio sardo e delle proprietarie degli agriturismi. Mauro, giovane imprenditore del cicloturismo isolano, Alberto, grande esperto di forature e di vertenze zuccheriere, forse il più allenato di tutti e infine il giornalista Amos, che della cultura e della lìngua sarda è un vero testimone.
Mai una parola o un sentimento eccessivo, a me sembra un bravo ragazzo davvero, come la sua fidanzata Stefania incontrata al Museo di Seui.
Mi hanno detto che il mio Resoconto Romano non deve essere più lungo di quello che Amos comunica ad ogni fine tappa a Marcello, responsabile di IchnusaBike, quindi chiudo qui.
Per ogni altra informazione, visitate il sito www.ichnusabike.it e soprattutto, se avete le gambe davvero forti, non perdetevi una volta nella vita la TRANSARDINIA.

GRAZIE a tutti voi amici Sardi per questa splendida avventura.