Stefano Costa

Questa TRANSARDINA, stata sicuramante la TRANS + dura delle 3 fatte, non solo per i km (410) e il dislivello (ben 11.000), ma per tutto l'insieme del tour.

 

Cari amici, 

rieccomi qua.
Questa TRANSARDINA, è stata sicuramante la TRANS + dura delle 3 fatte, non solo per i km (410) e il dislivello (ben 11.000), ma per tutto l'insieme del tour.
Ma andiamo per ordine.

Come anticipato, decido di partire da casa direttamente con la bike, ma ecco i primi problemi, con uno zaino da 60 l. pieno zeppo è praticamente impossibile pedalare.
Tra l'altro è già buio per cui è anche pericoloso avventurarsi per le strade di Roma per raggiungere la stazione.
Decido allora di cercare di prendere la metro anche se il sabato non è possibile farlo se non dopo le 21, ma non posso farlo dopo quest'orario altrimenti rischio di perdere il treno, per cui mi incammino alle h. 20 per la stazione di Tor di Valle. Qui trovo il vigilante che mi anticipa che non è possibile prendere la metro, ma attendiamo l'arrivo del macchinista per cercare di convincerlo a farmi salire, ma niente da fare: irremovibile.
Purtroppo il tutto nasce da un fatto increscioso che vi racconto così come mi hanno riferito. Sembra che poco tempo addietro una ragazza è salita, fuori orario, con la propria bike sulla metro, ma il macchinista l'ha inviata ad uscire, la biker non lo ha fatto e il macchinista ha addirittura chiamato le forze dell'ordine e la ragazza è stata denunciata per interruzione di pubblico servizio.

Comunque torniamo a noi, a questo punto sono costretto a farmi portare il bagaglio pesante da un amico e io a correre sulla via Ostiense al buio con la mia bike fino alla stazione Ostiense e qui a prendere in tempo il treno per Civitavecchia, per fortuna che poi ho preso quello prima perché al porto c'è un altro problema.
Sceso dal treno a Civitavecchia, sul lungomare, mi dirigo al porto per il traghetto delle 23, ma al solito molo il traghetto non c'è.
Chiedo info e mi dicono che quello per Olbia parte dal molo 24, io pensavo che fosse poco più in là, invece è un molo commerciale che sta a nord di Civitavecchia, praticamente quasi a Tarquinia. Arrivo stremato a questo benedetto molo e m'imbarco con la mia bike, ma nessuno sa a chi mi devo rivolgere per depositare il prezioso bene.

Tengo a precisare che mi hanno fatto pagare il trasporto bici ben € 9 + tasse, quando con l'auto si paga appena 1 €, VERGOGNA TIRRENIA! Dopo un po' riesco a trovare un addetto e insieme sistemiamo la bike in modo da non avere dei danni durante il trasporto e poi finalmente in cabina per pochissime ore, visto che lo sbarco è previsto per le 6.30 del giorno dopo. 

Insomma, è stata già un'avventura la partenza, e mi sono trovato già stanchissimo prima ancora d'incominciare la TRANSARDINIA. 

Arrivo a Olbia che si sta facendo giorno da poco e qui incontro Carmelo con il suo pick-up, che sarà il nostro autista, oltre che fotografo, che ci porterà i bagagli tappa per tappa. Mi porta ad un agriturismo da dove incomincierà il tour e dove stanno ancora dormendo gli altri partecipanti, beati loro, mentre io sto morendo di sonno. 

Gli altri partecipanti sono 4 di un gruppo del Friuli (La montagna in bicicletta), e una ragazza altoatesina di Villabassa, proprio dove si svolge la mitica Dolomiti Superbike.

Comunque si parte sotto un sole cocente e un caldo umido tremendo, atipico anche qui in Sardegna, che ci accompagnerà per le prime due tappe con punte al sole oltre i 40°, il che ci metterà a dura prova fisicamente. Queste prime due tappe sono d'avvicinamento alle montagne del centro dell'Isola e sono molto dure per il continuo saliscendi con fondo molto sconnesso e con strappi micidiali dalle pendenze impossibili.
Nella prima tappa, che è stata la più lunga, oltre al ritardo accumulato alla partenza abbiamo avuto un incontro piacevole con dei cacciatori che ci hanno offerto formaggi, salumi e vino, con ovvi problemi di ripartenza, che ci hanno fatto arrivare al buio, o meglio con le luci del pick-up.

Meno male che il secondo giorno non c'era il mitico Giorgione, un pastore ben noto nei dintorni, altrimenti la sosta sarebbe stata più tremenda.
Giorgione è ricordato - e SuperAle ne sa qualcosa - perché è abituato a tagliare il vino con l'acquavite, il che è tutto dire.

Ovviamente non vi dico il ben di Dio che abbiamo mangiato ogni sera, con prodotti tipici sardi: porceddu, cinghiale, capretto, pecora, formaggi vari (anche quello con i vermi), salumi, dolci, cannonau, mirto, limoncello...

Che ve lo dico a fa'!!! 

Stefano